Il nuovo codice delle imprese: obblighi ed opportunità

Il nuovo codice delle imprese: obblighi ed opportunità

di Francesco Cosner

Il 15 luglio 2022 è entrato in vigore il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Si tratta di una modifica normativa che porta con sé obblighi ed opportunità, per tutti gli imprenditori.

Queste nuove norme, di ispirazione europea, sono destinate a cambiare il modo di fare impresa in Italia.

Condividiamo alcune informazioni utili a tutti gli imprenditori.

Si tratta di una nuova normativa che riguarda tutte le imprese italiane, chiamata “Codice della crisi e dell’insolvenza”.

Deve essere applicata anche dalle piccole imprese?

La norma riguarda tutte le imprese iscritte in Camera di Commercio.

Il nostro studio consiglia delle procedure più leggere per le imprese con fatturato inferiore ai 100.000,00 Euro e/o senza personale dipendente.

Ciò in generale sulla base delle reali possibilità di crisi dell’impresa in questione.

Le nuove segnalazioni di allerta da parte degli enti pubblici qualificati

Gli enti pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL) sono obbligati ad inviare apposite segnalazioni all’imprenditore in caso di presenza di debiti fiscali o contributivi scaduti ma non versati nelle casse dell’ente.

Le soglie minime sono molto basse, soprattutto nel caso dei versamenti contributivi e gli enti in questione non possono esimersi dall’invio di queste segnalazioni.

Si tratta di segnalazioni che non dimostrano uno stato di crisi acclamata ma che l’imprenditore deve dimostrare di aver trattato con la massima attenzione.

Quali sono gli obblighi in capo all’impresa ed all’imprenditore?

Tutte le imprese hanno il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura ed alla dimensione dell’impresa.

I segnali di crisi, ricevuti dall’interno o dall’esterno dell’organizzazione, devono essere trattati con la massima attenzione.

Cosa significa a livello pratico?

Ogni imprenditore deve strutturare la propria impresa per essere in grado di rilevare tempestivamente l’insorgere di una crisi dell’impresa.

Verrà particolarmente penalizzato quell’imprenditore che non dimostra di avere sotto controllo i debiti dell’impresa.

E’ un adempimento formale oppure ci sono risvolti pratici?

Gli adeguati assetti devono essere formalizzati, in maniera più o meno impegnativa a seconda dell’impresa e delle sue dimensioni.

Quanto definito “su carta” deve poi essere applicato nella realtà quotidiana dell’impresa.

Quali sono le opportunità di questa norma?

Una grande percentuale delle situazioni di crisi d’impresa si generano per carenza di analisi dei numeri aziendali e per una scarsa attenzione alla programmazione del futuro.

Gli imprenditori italiani, spesso alla guida di aziende di piccole dimensioni e che operano in un contesto difficile per chiunque faccia impresa, dedicano mediamente pochissimo tempo a queste attività.

Tutte le piccole e medie imprese saranno di fatto obbligate a valutare le proprie performance passate ed a programmare il futuro, per garantire continuità alla propria attività imprenditoriale.

Può un’impresa gestire da sola questo cambiamento?

Le imprese di maggiori dimensioni, intese come quelle con fatturato superiore ai 50/100 milioni di Euro, saranno certamente in grado di organizzarsi in autonomia.

Le piccole e medie imprese italiane dovranno fare affidamento sui propri consulenti per individuare adeguati assetti, che siano equilibrati rispetto ai fattori di rischio ed alle possibilità dell’impresa.

Chi è chiamato a rispondere in caso di mancata applicazione della normativa?

L’imprenditore nel caso delle imprese individuali.

Gli amministratori nel caso delle società.

Il nostro studio sta lavorando già da alcuni anni con l’applicazione dei parametri e dei principi del nuovo codice della crisi d’impresa.